SHINOBU CAKE

 

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Ci sono addii che non riesco proprio a dare. Non sono ancora capace a pronunciare.

Dire addio è una condizione di non ritorno, è in qualche modo una condizione di negazione che diamo o che subiamo.

Un addio non è mai allegro, quelli si chiamano arrivederci perché presuppongono la possibilità di un prossimo incontro, un’altra possibilità.

Addio non è un’altra possibilità.

 

Ci sono addii diversi nelle nostre vite, addii pieni di significati, sentimenti, addii distratti o invece molto attenti.

Addii gridati e altri sussurrati o silenziosi, muti.

Addii rabbiosi e altri dolorosi, leggeri o pesanti.

Addii improvvisi e altri lunghi quanto una vita.

Ci sono addii che sai che dovrai dare e ti prepari, sai che prima o poi lo dovrai pronunciare, ma ci sono addii che invece ti colgono impreparato, non aspetti quel momento, non sospetti neanche che quell’istante è arrivato.

E non ce la fai a dire, a formulare anche silenziosamente quella parola.

 

Un’espressione del mio vocabolario, del mio lessico, che mi piace pronunciare spesso è grazie.

Ho imparato a ringraziare con gli anni, prima lo facevo ma era solo in forma di cortesia, spesso non era sentito.

Una decina di anni fa Daniel Pennac scrisse un piccolissimo libro intitolato Grazie.

Pennac racconta i tanti modi di dire grazie e come esistono regole, modi e anche storpiature della parola, e quindi del significato.

 In realtà grazie è una sorta di gesto, di inchino difficile da fare che mette in moto gli affetti e la gratitudine, “apre la memoria”, come dice Pennac, perché ringraziare significa ricordare e capire, pendere atto e dare un valore a ciò che hai capito e hai davanti agli occhi.

E’ ri-conoscenza.

 

Questa volta è una di quelle poche volte della mia vita che non riesco proprio a dire addio, non mi è possibile, non ci riesco, non ci riesco.

Questa volta no.

Per cui devi perdonarmi.

Riesco solo a dirti grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, fino a quando mi sarà possibile, fino a quando, nella mia mente riuscirò a dirti grazie

 

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nota  _  il fiore è stato realizzato in wafer paper, quindi edibile e la copertura della cake in ghiaccia reale

6 Comments

  • francesca (l'amica di Bruna)
    3 anni ago

    Forse la senilità in me è a insospettati e inaspettati livelli, o forse quel signore tedesco mi ha fatto perdere la testa più di quanto credessi (quel signore chiamato Altzaimer), ma non riesco a capire questo addio: è il nome del nuovo dolce o (non sia mai!) è un addio al blog?

    • 3 anni ago

      No, é un’addio ad un’amica

  • 3 anni ago

    <3 bellissima la torta e stupendo il fiore! <3

  • Rita
    3 anni ago

    Perchè addio?

    E’ una delle suggestioni di cui ci hai fatto dono che comunicano al tempo stesso leggerezza e spessore con quella classe che ti contraddistingue….

    Per cui, in questo mattino dal cielo autunnale terso, che sovrasta -qui al nord… – una terra dalla vegetazione lussureggiante che ha il merito di supplire all’incapacità generalizzata di dire, manifestare o esprimere qualsiasi forma di sentimento d’amicizia o di prossimità degli uomini che la abitano …

    …mi sembra il caso di dirti “grazie”…grazie per la bellezza e lo splendore di cui ogni tua proposta ci ha fa dono!

    Amitiés

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