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su l’Unità del 4 gennaio 2016 la pubblicazione del capitolo sui White Gardens del mio libro Cakegarden. Esplorazioni fra dolci e giardini

l'Unità 4 gennaio 2016

Giardini pantagruelici

di

Andrea Di Salvo 

su Il Manifesto del 4 ottobre 2015 la recensione del mio libro Cakegarden. Esplorazioni fra dolci e giardini

Quale filo riconnette l’ambito pasticciero del gâteau magique con  l’animismo del giardino cosmologico di Quai Branly del teorico del paesaggio Terzo, Gilles Clément? Cosa collega i biscotti di pan di zenzero con i trasparenti Giardini di vetro, composizioni con funzione centrotavola realizzati in tutti i dettagli dagli artigiani di Murano per i banchetti della Serenissima e di nuovo poi in ambito  art déco? E come si finisce, partendo dai paesaggi tunisini degli acquerelli di Paul Klee, e dalle sue scacchiere di colore, via costruttivismo sovietico, passando per la spirale della Torre di Tatlin per la Terza Internazionale, per arrivare ad una multipiano torta Madeira? O, ancora, per quali sentieri  può condurci la storia di variazioni e interpretazioni di un dolce nomade come la Baklava dove la forma del taglio in cubetti che esige evoca i tanti giardini a quadretti, da quelli di Mirei Shigemori nel Tempio Tofuku-ji a Kyoto, fino a Tatao Ando?  …  Per saperlo non resta che assaggiare il pindarico, pantagruelico libro di Monica Sgandurra, Cakegarden, dove l’autrice ci accompagna, sorprendendoci a ogni svolta di pagina, e di foto, nelle sueEsplorazioni tra dolci e giardini (Deriveapprodi, pp. 159, € 15.00).
Architetto paesaggista – in endiadi raramente felice come in questo caso –, che si distribuisce tra interessi e passioni diverse (oltre al giardino, il disegno, la fotografia … l’arte pasticciera, o per meglio dire il cake design), Sgandurra manda qui a braccetto dolci e giardini, ibridandone continuamente i retroterra, gli immaginari, i linguaggi, le memorie che essi evocano.
È un libro che nasce dapprima sul web, con il blog di successo cakegardenproject, per poi diventare altro, attraverso un originale lavoro di ripensamento, approfondimento e riarticolazione. Dodici  apologhi con  molte morali, perché è un libro aperto, centrifugo. Un libro che accostando  polarità diverse accende scintille di curiosità; che in parte soddisfa, in parte ci invita a inseguire fuori di sé , innescando un’attitudine di attiva partecipazione creativa.
Nella misura breve del racconto, l’autrice via via dispone sul tavolo gli elementi della storia, gli “ingredienti” culinari e giardineschi, ciascuno nel proprio ambito  (giardini intesi e praticati , suggestioni di incontri di viaggio, snodi di storia della pasticceria, opere di land art, memorie culinarie, …); quindi procede instaurando tra loro relazioni. Poi, improvvisamente, come nel farsi di un dolce che si rispetti, ecco che il tutto prende forma: una sua autonoma, inedita, forma.
L’architetto, il pasticciere – quelli almeno alla  Monica Sgandurra – condividono come fulcro del loro agire la dimensione progettuale. Ideazione e processo realizzativo come norma che prevede tuttavia sempre lo svisare, la sperimentazione . Con un occhio di riguardo all’osare del giardino contemporaneo, cui la Sgandurra dedica un’attenzione particolare .
Ecco, con il suo  continuo innesco di interazioni tra estetica del giardino e arte della pasticceria, questo libro  funziona  come un lievito che amplifica il piacere dei sensi e moltiplica i sensi delle cose trattate, incernierando tra loro due lussi “essenziali”, come scrive  Franco Zagari nella sua  impertinente, quanto mai pertinente prefazione.

una nuova, bella recensione del mio libro

Cakegarden, di Monica Sgandurra, Esplorazioni fra dolci e giardini

recensione sul forum della Compagnia del Giardinaggio

di Sallyholmes 18 ottobre 2015

 

Il tema del libro è l’arte, l’arte che si manifesta nell’architettura , nella scultura, nella pittura (bellissimo, nelle prime pagine, il passo su Klee), nell’artigianato, e che può far lievitare tutti i prodotti della creatività umana, compresi i dolci e i giardini.
D’altra parte, se l’arte è sinestesia, quali manifestazioni, più dei dolci e dei giardini, possono coinvolgere nello stesso tempo vista, udito, odorato, tatto e gusto?
Del resto, ci ricorda Monica Sgandurra, a San Francisco, nella caffetteria del MOMA, Museum of Modern Art, si servono, oltre al caffè, torte progettate e realizzate da Caitlin Freeman, Modern Art Desserts, dolci che si ispirano ai quadri delle collezioni del museo.
Arte effimera? Non meno di certe installazioni di arte contemporanea, che contano più per i fruitori che per se stesse, o di certi happenings che hanno lasciato un segno profondo nella storia dell’arte, di cui rimane testimonianza attraverso fotografie o video.
Il libro è dunque un viaggio attraverso la cultura di tempi e di paesi diversi- ma quanto ha viaggiato Monica Sgandurra!?-con lo sguardo rivolto particolarmente a torte e giardini.
La scrittrice ci fa volare dal Gateau magique alla vaniglia al Giardino della Tartaruga a Parigi, opera di Gilles Clément, dalle scacchiere della Baklava , ai giardini a quadretti di Shigemori e di Tadao Ando, famosi paesaggisti giapponesi; dalle torte bianche ricoperte di pasta di zucchero ai white gatdens di Gertrude Jekyll e Vita Sackville West; dalle architetture dolci del Croquenbouche alle spirali di Charles Jencks nel Parco del Portello a Milano e nel Giardino della Speculazione Cosmica in Scozia; dalle torte sentiero ai paesaggi del camminare, inteso come divagare fra luoghi fisici e mentali, estasi e sogni, persone e culture; dai tronchetti natalizi alle foreste ricreate oggi in giardini per recuperare ambienti, habitat distrutti dall’industrializzazione.
Nel suo discorso su dolci e giardini, sempre interessante, fluido, illuminante, Monica Sgandurra utilizza come chiave di lettura essenziale l’arte, da William Turner a Richard Long; alla pittura di Josef Albers e di Wayne Thiebaud ricorre per descrivere l’opera e i paesaggi creati da West 8, un gruppo di paesaggisti, architetti, urban designer che fa capo ad Adriaan Geuze.
E di dolci e giardini , inquadrati nel contesto storico e culturale, Monica Sgandurra sa cogliere e comunicare lo spirito animatore con osservazioni penetranti: ecco allora lo smarrimento, lo spaesamento e il malessere del Giardino della memoria a Berlino, che genera memoria di ciò che non deve più essere, ma suggerisce anche spiragli, aperture, possibilità di speranze.
Nella due capitoli conclusivi del libro troviamo una immersione, anzi una reimmersione, a lungo dalla scrittrice negata a se stessa, nel tripudio di profumi, di sapori, di colori, di luci della Sicilia, da cui provengono il suo cognome e la passione per i dolci, e, dopo alcune riflessioni sul rapporto fra l’io e il paesaggio, la creazione di un dolce ispirato a uno dei punti più suggestivi della costa di Capri e all’architettura di Villa Malaparte.
Il libro mi è piaciuto moltissimo: non mi ha convinto a sperimentare ricette di torte, ma ha suscitato in me interesse per i dolci come aspetto della cultura e dell’arte, esattamente come i giardini, e l’ho apprezzato proprio come tentativo aperto di tessitura di tanti fili che si possono “seguire o recidere per riannodare con altri fili fatti di altre fibre.”
Tutto qui, come dice Monica Sgandurra?
E’ proprio l’aspetto più stimolante di una lettura, quello di aprire orizzonti nuovi e di stimolare nuovi percorsi, nuovi viaggi, nuove avventure.

ed ecco un’altra recensione di Cakegarden, il mio librino, online su criticipercaso di Giovanna Colombo

01.07.2015

“Con l’umile metodicità, l’innovativo senso estetico, la profonda competenza di Sabine de Barras, paesaggista alla corte del Re Sole, cui Kate Winslet offre il volto nel recente film Le regole del caos, Monica Sgandurra condivide le sue Esplorazioni di dolci e giardini ed. DeriveApprodi
In poco più di 150 pagine, tra continui rimandi di esperienze personali, suggestioni letterarie e visive, immagini che colgono dinamiche estetiche capaci di accomunare giardini di vetro e  pan di zenzero, acquerelli di Paul Klee e croquembouches, gli white gardens di Vita Sackville-West a lussuriose torte, la Sgandurra invita a sfide etiche e dietetiche con una miniera di ghiotte informazioni e indicazioni pratiche per realizzare, laddove foste punti dal demone della creatività culinaria, immaginifiche torte.
La sua Imago Mundi a suon di chiare montate a neve ha l’allure dei magici giardini del mondo che ha visitato e la consistenza del fondamentale ricettario di nonna Papera, con i rigorosi tempi di cottura dettati da Carême alla mano.
Piacevole e colta la lettura del libro che percorre l’evoluzione dell’Autrice da “mollichella” come, bambina inappetente, era chiamata, a raffinata gourmet, creatrice di immaginifici dolci glamour con i quali celebra il suo credo nel cibo e declina la sua attitudine alla progettazione minuziosa di orti o torte.
Indifferentemente.
In accordo con ExpoMilano2015, Monica Sgandurra anche con il suo blog cakegardenproject.com. sanziona il diritto al cibo buono e bello, nell’immateriale tradizione della καλοκαγαθία.”

una bella recensione di Maria Tatsos del mio libro Cakegarden. Esplorazioni tra dolci e giardini su Elle.it

articolo Elle_72

 

la mia intervista nella trasmissione Geo & Geo  

6 maggio 2015

cakegarden

partecipazione al contest : “La Cucina Italiana nel Mondo verso l’Expo 2015″

organizzato da Le Bloggalline  in collaborazione con INformaCIBO 

banner ufficiale contest bloggalline

categoria: “Dolce Italia (con prodotti Fabbri 1905 e non solo)

con un biancomangiare su biscotto alle mandore

questa ricetta è giunta in finale al concorso

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il mio piccolo vincitore del contest di Pandispagna

cupcake “Bianco Natale” allo yogurt con cuore di orange curd e frosting al mascarpone

bianco natale